Premio Stresa di Narrativa 2012


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Premio Stresa di Narrativa 2012

Domenica 28 Ottobre 2012 – Premio Stresa di Narrativa 

“Selezionate le cinque opere finaliste dell’edizione 2012 del Premio Stresa di Narrativa”

   

La giuria dei Critici del Premio Stresa di Narrativa, composta: da Piero Bianucci, Maurizio Cucchi, Orlando Perera, Marco Santagata, e presieduta da Gianfranco Lazzaro ha selezionato le cinque opere finaliste del Premio Stresa di Narrativa 2012.
Le cinque opere prescelte tra le oltre sessanta pervenute, saranno ora sottoposte alla Giuria dei Cinquanta Lettori che, congiuntamente alla Giuria dei Critici, sceglierà il vincitore.
I finalisti sono:

  • “Per legge superiore” di Giorgio Fontana edito da Sellerio editore Palermo
  • “Luna di notte” di Amos Mattio edito da Gremese
  • “Più alto del mare” di Francesca Melandri edito da Rizzoli
  • “La valle delle donne lupo” di Laura Pariani edito da Einaudi
  • “Il ragazzo che io fui” di Sergio Zavoli edito da Mondadori
  • Il Premio Stresa di Narrativa sarà consegnato DOMENICA 28 ottobre p.v. – alle ore 17 –presso l’Hotel Regina Palace di Stresa.
  • La manifestazione è organizzata dall’Associazione Turistica Pro Loco di Stresa, con il patrocinio della Città di Stresa.

Targhe della Giuria
La Giuria dei Critici ha altresì deciso di attribuire le seguenti targhe speciali a:
 “L’altra metà della mela” di Véronique Cordelier e Claudia Mancini edito da Casa Editrice Kimerik
 “I simulatori” di Valerio Fantinel, edito da Abramo
 “In porta c’ero io!” di Pedro Lenz edito da Gabriele Capelli Editore (Mendrisio-Svizzera)
 “La ragazza che aveva paura del temporale” di Benito Mazzi edito da Interlinea Edizioni
 “Giallo matrigna” di Silvio Raffo, edito da Robin Edizioni
“Le opere finaliste saranno presentate in una
serie di incontri letterari estivi”
Gli autori delle cinque opere finaliste selezionate dalla Giuria saranno invitati a presentare le loro opere in una serie di incontri letterari, che saranno organizzati a Stresa durante il periodo estivo.
Storia del Premio Stresa
Il Premio Stresa di Narrativa ha oltre trent’anni di vita: la fondazione risale, infatti, al 1976. Dopo un’interruzione di alcuni anni, il Premio Stresa di Narrativa è ripreso nel 1995 sotto l’egida dell’Associazione Turistica Pro Loco di Stresa.
La presenza di tutte le principali case editrici e la presenza di scrittori di grande fama (tra gli altri: Maurizio Maggiani, Alberto Bevilacqua, Roberto Pazzi, Simonetta Agnello Hornby, Antonia Arslan, Maurizio Cucchi, Marco Santagata, Paolo Rumiz, Francesco Carofiglio) nell’albo d’oro, conferma la sempre maggiore rilevanza del Premio nel panorama letterario italiano.
L’Albo d’Oro del Premio Stresa di Narrativa:
1976 – Gianfranco Lazzaro – Il Cielo Colore delle Colline
1977 – Eugenio Travaini – Il vento in Testa
1978 – Marise Ferro – La Sconosciuta
1980 – Carlo della Corte – Grida dal Palazzo di Inverno
1981 – Virginia Galante Garrone – Se Mai Torni
1982 – Marcello Venturi – Sconfitti sul Campo
1983 – Davide Lajolo – Il Merlo di Campagna e il Merlo di Città
1984 – Giorgio De Simone – L’armonista
1995 – Duilio Pallottelli – Voglia di Famiglia
1996 – Enrico Fovanna – Il Pesce Elettrico
1997 – Dante Maffia – Il Romanzo di Tommaso Campanella
1998 – Guido Conti – Il Coccodrillo sull’altare
1999 – Maurizio Maggiani – La Regina Disadorna

2000 – Alberto Bevilacqua – La Polvere sull’Erba
2001 – Roberto Pazzi – Conclave
2002 – Diego Marani – L’ultimo dei Vostiachi
2003 – Simonetta Agnello Hornby – La Mennulara
2004 – Antonia Arslan – La Masseria delle Allodole
2005 – Maurizio Cucchi – Il male é nelle cose
2006 – Marco Santagata – L’amore in sé
2007 – Paolo Rumiz – La leggenda dei monti naviganti
2008 – Andrea Fazioli – L’uomo senza casa
2009 – Giuseppe Conte – L’adultera
2010 – Francesco Carofiglio – Ritorno nella valle degli angeli
2011 – Bruno Arpaia – L’energia del vuoto

Breve traccia delle opere finaliste
“Per legge superiore” di Giorgio Fontana edito da Sellerio editore Palermo
“Per legge superiore” è prima di tutto il ritratto di un magistrato di fronte a un dilemma morale che gli fa percepire, con abbagliante chiarezza, quanto sia divenuta inadeguata l’idea di giustizia che coltiva da sempre. Roberto Doni ha più di sessant’anni, fa il sostituto procuratore a Milano, è sobrio, formale, ineccepibile. Il suo pensiero prevalente è l’ultimo passo della carriera, il più alto: ma non è un uomo di potere. Prende il privilegio come vive il resto, come cosa dovuta, inevitabile. Così Milano gli sembra operosa, prevedibile, asettica, ma in fondo straniera a tutti; la bella moglie, con la sua intelligenza, con il suo ragionevole amore, lo appaga; lo stupisce appena l’atteggiamento della figlia lontana, che gli sembra sempre un tacito, inspiegabile, rimprovero. A quest’uomo, che non s’è più incontrato con il tormento del dubbio da quando, agli inizi, dialogava con un collega coraggioso che gli fu maestro di ideali, capita una pratica di routine. Dovrà sostenere in appello l’accusa contro un muratore tunisino, ora in galera per un crimine commesso dalle parti di via Padova, un’aggressione che ha suscitato clamore di giornali e proteste popolari. Tutto scontato: perfino l’imputato sembra accettare quello che tutti vogliono, una condanna. Ma in quel momento a Doni si presenta una giovane giornalista free-lance. Chiede al procuratore di proporre, addirittura, l’assoluzione. Non solo è convinta dell’innocenza dell’uomo, ma si dichiara in grado di provarla.

“Luna di notte” di Amos Mattio edito da Gremese
“Il rosso è decisamente il colore di questa serata, come se una luna anemica avesse chiesto un contributo cromatico per alzare un po’ il suo sorriso…” Con la luna piena, verso l’una di notte, tutto può succedere: un giovane naufraga tra ricordi sepolti che tornano a galla, un uomo senza ambizioni torna a essere il re della foresta, dettagli affiorano inaspettatamente dopo tanti anni e suggeriscono la soluzione di misteri irrisolti… Due protagonisti e i loro inconfessabili segreti in un’unica, travagliata e calda notte di fine luglio, dominata dalla luna e dal beffardo gioco delle coincidenze… “Le Girandole” si arricchiscono di un originalissimo libro di esordio, scritto in una prosa precisa ed elegante, che modula il registro accordandolo con le situazioni e che in pochi tratti crea personaggi capaci di imprimersi nella memoria: dalle intense figure femminili di Anna, Paola e Marta a quella tenera e ambigua di Enrico, solo rievocata eppure nitidissima, ai due protagonisti, Giovanni e Alfio, apparentemente agli antipodi eppure potenzialmente così simili. Due destini, i loro, che per una vita si sono sfiorati senza mai conoscersi, e che nel delirio ora si intrecciano, si avvicinano e preparano il colpo di scena finale

“Più alto del mare” di Francesca Melandri edito da Rizzoli
Fine anni ’70, carcere di massima sicurezza su un’isola italiana. Luisa, contadina di un piccolo borgo dell’Italia centrale, va a trovare il marito detenuto da molti anni; Paolo, invece, è un ex professore di liceo, che solo di rado ha il permesso di vedere il figlio brigatista. I due sono costretti dal maestrale a rimanere per la notte sull’isola, scortati dall’agente carcerario Nitti, in crisi con la giovane moglie per la difficoltà di raccontarle ciò che vive ogni giorno. E in quella lunga notte di tempesta ognuno ripercorre i propri drammi, scoprendo le proprie fragilità e dando vita così, per quel breve momento, a un legame speciale con l’altro. Il giorno dopo il poliziotto capisce che gli basta un gesto per ritrovare la vicinanza con la moglie, mentre Luisa e Paolo, sulla nave che li riporterà sul continente, giungeranno insieme a pacificare il dolore passato.
“La valle delle donne lupo” di Laura Pariani edito da Einaudi
«La montagna, più che un luogo geografico, è un’esperienza: quella di un mondo potente nella sua resistenza a certe pazze vertigini della modernità, ma assolutamente marginale». E proprio come la montagna sono marginali e potenti le figure che l’hanno abitata, e che abitano questo libro. Sono le donne lupo, capaci di «affrontare a viso aperto il grave del mondo». Sono balenghe, diverse, eccentriche, «tutte falciate dalla stessa sentenza di emarginazione, servite alla comunità per mettere in scena sempre lo stesso canovaccio». Eppure, forse proprio per questo, cariche di un’oscura forza leggendaria. Una ricercatrice s’inoltra per le valli piemontesi facendo interviste con il suo registratore. Le hanno parlato di una donna, la Fenísia, che vive isolata nel Paese Piccolo, vicino al vecchio cimitero: è lei la memoria di quei posti. È nata nel novembre del 1928, non ha mai vissuto altrove e «il lavoro della sua famiglia è sempre stato quello del sotterramorti». Comincia cosí il rapporto tra la scrittrice e l’anziana donna e, scabro e incalzante, si dipana il racconto di una vita da cui emergono figure femminili impossibili da dimenticare: la madre Ghitín, la nonna Malvina, la bionda cugina Grisa, «un bisquí di settebellezze», rinchiusa in manicomio per aver osato ribellarsi a un padre violento. «Agli uomini il sudore e alle donne il dolore», la vita in valle è sempre stata durissima, specie per chi ha la sfortuna di nascere femmina. Via via il ricordo produce un vortice di storie e un crudo sentimento di rabbia; vicende atroci vissute da ragazze e donne di ogni età, come quelle delle «balenghe », sotterrate nel prato che Fenísia vede dalla sua cucina… una folla di fantasmi di cui può immaginare perfino l’aspetto, e a cui sente di appartenere. Perché anche lei custodisce un segreto, e ha una convinzione: esiste «un puntino che è il posto della più grande lucidità e della più grande intimità con sé: lì dentro, ciascuno sa per scienza infusa, nella lingua dei segreti e dei sussurri, che la vendetta è la cosa più saggia».

“Il ragazzo che io fui” di Sergio Zavoli edito da Mondadori
Sergio Zavoli ripercorre in una sorta di “narrativa della memoria” ottant’anni di vita straordinaria, dall’infanzia e adolescenza scandite dal Giro d’Italia e dalle goffe e ribalde adunate fasciste, alla fuga prima a San Marino durante i bombardamenti e più tardi – disertata la chiamata alle armi della Repubblica Sociale – a Perugia. Quindi il ritorno a casa al seguito dell’Ottava Armata, la nascita a Rimini del primo giornale “via cavo” d’Italia – diffuso da una rete di altoparlanti – e l’inattesa proposta di Vittorio Veltroni di fare quella radiocronaca per la Rai di Bologna-Genova che deciderà del suo destino in Via Asiago 10. E poi gli anni della democrazia risorta dalla dittatura, della ripresa civile e morale, del boom economico, ma anche quelli delle grandi stragi, del terrorismo, della crisi politica, della fine della Prima Repubblica. Un lungo viaggio nella storia del nostro Paese al seguito di un protagonista dell’informazione.





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